La fotografia e me

La cosa che mi ha accompagnato durante tutta la vita? Senza ombra di dubbio la Fotografia.

Avevo solo un paio di anni quando vidi per la prima volta quella scatolina nera capace di trasmettermi così tanto. Non mi ricordo bene le dinamiche ma so che da quel momento in poi diventò parte di me senza che ne fossi consapevole.

I miei genitori ancora da prima che nascessi erano dei grandi viaggiatori, esploravano ovunque in lungo e in largo portando con loro un pezzo nuovo di mondo ogni volta che tornavano a casa. La mia infanzia, quindi, l’ho passata sfogliando album di storie infinite alle quali non avevo mai assistito, immaginando e sognando su quelle immagini tanto lontane quanto vicine.

Quando avevo circa 8 anni ricordo che mi era stata regalata una piccola macchina fotografica a rullino. Una di quelle senza obbiettivo ne messa a fuoco, tutto era automatico. Ero così entusiasta che, senza nemmeno metterci la pellicola, correvo per casa dei miei nonni come un forsennato facendo finta di fotografare qualunque cosa. Solo crescendo e andando in viaggio con i miei genitori imparai ad apprezzare questo magnifico mondo dal profondo.

Eravamo in un’escursione che si addentrava nei canaloni di Petra. Il gruppo con in testa la guida proseguiva spedito per raggiungere il cuore delle rovine. Noi invece ce la prendemmo molto più con comodo, ogni fiore, ogni angolo, ogni spiraglio di sole era un punto per fare una foto. Vi lascio immaginare che arrivare poi al tempio principale sia stata quasi una magia. E’ questa una delle cose belle della fotografia intesa come tale, ti costringe ad andare piano e fare le cose con calma. Ci godemmo, infatti, al massimo il canyon per poi arrivare a destinazione con gli occhi ben propensi a gustarsi il momento. Questo è solo uno dei momenti passati Vivendo grazie alla fotografia (ne parlerò meglio in articoli futuri).

Iniziando ad andare a scuola e avendo più cose da portare a termine i momenti che avevo per relazionarmi con questo mondo erano diminuiti. Me ne distaccai senza quasi accorgermene. Non avevo ancora realizzato bene cosa valesse per me. Gli anni passarono. Appena finiti gli esami di quinta superiore avevo bisogno di un po’ di autonomia e decisi quindi di andare al mare a lavorare i stagione. Fu lì che accadde. Mi comprai la mia prima macchina fotografica con i soldi che avevo sudato e faticato. Inutile spiegare la gioia che abbia provato. Allora cominciai a fotografare un po’ in giro, senza una meta o un’obbiettivo preciso in mente. Facevo le solite foto da turista ovvero scattate tanto per farlo.

Realizzai solo in un secondo momento quello che volevo realmente realizzare quando presi in mano di nuovo una analogica. Il concetto che avevo solo un numero determinato di foto e che non ne potevo sprecare nemmeno una mi metteva si ansia ma era anche una sfida. Dovevo riuscire a rappresentare quello che volevo con uno scatto e dovevo farlo bene. La capii che una foto che non suscita nulla non è definibile tale. Ne ho fatte tante che non sapevano di niente. Ho riempito il cestino del computer non so quante volte ma se non lo avessi mai fatto non avrei nemmeno cominciato a migliorare.  

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